RENATO LA CARA

NOMERENATO
COGNOMELA CARA
DATA DI NASCITA21/11/1986
NAZIONALITÀITALIA
RUOLOVICE ALLENATOREE E MAZZA
DISCIPLINA SPORTIVAPOWERCHAIR HOCKEY

CONOSCIAMOLO MEGLIO

Renato La Cara, nasce a Milano il 21 novembre 1986. Ha pochissimo tempo libero, quando può gli piace ascoltare la musica e leggere. Laureato in Scienze Storiche all’Università degli Studi di Milano, dal 2015 lavora come giornalista per la redazione online de Ilfattoquotidiano.it e dal 2017 è diventato giornalista professionista. Ha iniziato a giocare nel 2010 dopo aver incontrato Alessandro Bruno al Centro Clinico Nemo di Milano. Grazie ad Ale ha conosciuto questo bellissimo sport inclusivo. Per giocare utilizza la mazza e in campo ricopre diversi ruoli, ma il suo ruolo preferito è senza dubbio quello del regista in mezzo al terreno di gioco, perché gli permette di creare azioni d’attacco e gestire palla. Inoltre ricopre il ruolo di vice allenatore. Un giocatore di esperienza, visti i suoi numerosi anni di attività e con il quale abbiamo condiviso molti momenti importanti. Fuori dal campo gli piace vedersi con gli amici e quando è in campo dà sempre il 100% e a volte riesce a realizzare gol anche da posizioni inaspettate del campo. Da 10 anni pratica l’attività sportiva, prima con la squadra Dream Team Milano e ora gioca con noi Wolves Bareggio. Ricorda molto volentieri la sua prima coppa vinta con i giocatori gialloneri: il Trofeo Città di Arcore, conquistato a meno di 1 anno e mezzo dal suo esordio. Da non dimenticare anche il secondo posto nella Finalissima in uno dei tornei all’estero a cui erano stati invitati come Dream Team Milano a Praga: un risultato prestigioso in Europa per qualsiasi squadra di club italiana.

Per quale motivo hai scelto il numero 10 sulla maglia?

Il numero 10 è sempre stato il mio preferito. Rappresenta il tipo di gioco che mi piace, fare il regista per aiutare tutta la squadra e mandare in gol i miei compagni. Sono consapevole che si tratta di un numero importante e per questo mi impegnerò a migliorare sempre. Sono ottimista di poter accrescere le mie capacità tecniche e tattiche grazie all’aiuto e al sostegno dei miei compagni di squadra e del nostro mister Ale Bruno.

Quali sono i motivi per cui hai scelto questo sport? Quali emozioni ti suscita?

Prima di ricevere la diagnosi di distrofia muscolare di Becker praticavo la pallanuoto a livello agonistico. Nel momento che non sono riuscito più a fare quel tipo di sport a causa della mia patologia neuromuscolare, ho avuto la fortuna di conoscere Ale Bruno al Nemo che mi ha fatto scoprire un mondo sportivo completamente nuovo per me. Giocare mi rende felice e vedere i miei compagni di squadra esultare ad ogni gol mi spinge a fare sempre meglio. Affronto la malattia attraverso lo strumento di uno sport di squadra.

Ormai sono parecchi anni che giochi a powerchair hockey quali sono stati i momenti più belli che hai vissuto?

Il mio sogno è sempre stato quelli di aiutare la mia squadra a qualificarsi per le Fasi Finali di Serie A1, cosa che purtroppo non è ancora successa. Il momento più bello probabilmente è stato partecipare alle finali di Serie A2 pochi anni fa con il Dream Team nel bel contesto di Lignano Sabbiadoro. Anche la mia esperienza di 2 giorni in un raduno con la Nazionale Italiana grazie alla convocazione dell’allora ex allenatore azzurro Michele Fierravanti, gentilissimo ad avermi dato quella opportunità è stato un bel momento. Allenarmi con grandi campioni è stato fantastico e ho visto il livello elevato che desidero raggiungere.

Ci sono dei giocatori in particolare che hai visto giocare che sono stati per te una fonte di ispirazione? Di questi giocatori secondo te qual è oppure quale è stato il più forte?

Ci sono tanti giocatori molto bravi che giocano nel campionato italiano in entrambe le Serie A1-A2. Quando ho iniziato a giocare i giocatori migliori per me erano Tiziano Fattore e Andrea Ronsval. Negli anni poi ho potuto apprezzare moltissimo lo stile di gioco di Farcasel E Ion Jignea, giocatori di grandi qualità. Ora come ora è davvero difficile stilare una sorta di classifica perché il livello si è innalzato in maniera evidente. Ci sono almeno 8-10 mazze di grande spessore. Vorrei fare i complimenti soprattutto a Mattia Muratore per aver vinto con i suoi Sharks Monza A l’ultimo campionato nazionale di Serie A1.

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